Sei felice quando suona la sveglia?

di | 6 Maggio 2020

 

Non so voi, ma io per anni ho avuto un serio problema ad alzarmi al mattino.

 

Avevo un sacco di sveglie distanziate ogni 10 minuti e ne facevo suonare almeno tre prima di arrendermi all’evidenza dei fatti e strisciare fuori dal letto.

 

Anche quando finita la scuola la sveglia all’alba non era più un obbligo, ho sempre preferito alzarmi di buon ora per essere in ufficio verso le 7.30, per uscire presto il pomeriggio e avere ancora un po’ di tempo da dedicare alle mie cose.

 

Eppure, ogni mattina la sveglia era un incubo.

 

La spegnevo, mi giravo dall’altra parte, mi ri addormentavo. Suonava di nuovo, la ri spegnevo, cercavo di aprire gli occhi, pensavo che svegliarsi alle 6 dovrebbe essere illegale e che non avevo nessuna voglia di andare fino in ufficio, lavorare otto ore e poi tornare a casa spremuta come un limone e senza una goccia di energia da dedicare a me stessa.

 

Insomma, mi alzavo incazzata nera, indignata dalla situazione e pensavo che non vedevo l’ora che arrivasse il weekend “così finalmente potrò dormire”.

Il ripetersi di queste considerazioni più o meno tutti i giorni mi ha fatto riflettere.

 

Aspettiamo il weekend per dormire di più al mattino e riposarci. Stanchi dalle fatiche del lavoro settimanale, abbiamo bisogno di due giorni per riposarci fisicamente e mentalmente per riprendere le forze per affrontare una nuova settimana lavorativa.

 

Ma questo è vero solo in parte.

 

***

 

Perché è così difficile alzarsi al mattino?

 

Ci ho riflettuto durante un viaggio on the road in Scozia: la sveglia suonava presto tutti i giorni, si camminava sotto il vento e la pioggia o si stava in piedi per ore a visitare musei e castelli per vedere il più possibile.

 

Beh, arrivavo la sera molto più devastata di quanto arrivassi al lavoro dopo otto ore seduta ad una scrivania.

Eppure quando suonava la sveglia non la posticipavo quattro volte, non maledicevo la mia vita e non mi rigiravo nel letto lamentandomi.

Quando suonava la sveglia ero felice.

 

Si, ero stanca e avrei voluto dormire ancora, ma ero felice di svegliarmi perché avevo un bellissimo giorno davanti a me, e non vedevo l’ora di viverlo.

 

Il problema non è la sveglia all’alba, ma quello che farai durante la giornata.

Quando ti svegli pensi inevitabilmente a quello che ti aspetta oggi, quello che dovrai fare.

E quel programma definisce se sei felice o meno.

Se sai che ti aspetta una giornata piena di cose che interessanti e che ti piacciono, non potrai fare altro che svegliarti carico di energie e felice.

 

***

 

Qual è la soluzione?

 

Quando ti svegli e maledici la sveglia, in realtà stai maledicendo la tua vita. Stai maledicendo tutte le cose che devi fare e affrontare che non ti piacciono.

Per risolvere questo problema, cerca di definire esattamente le cose che non ti piacciono e che vorresti eliminare dalla tua routine.

 

Quali sono le cose che non sopporti, ma devi affrontare tutti i giorni?

Come sarebbe la tua vita, se non dovessi più affrontarle?

C’è un modo per eliminare o per ridurre queste cose?

 

Il traffico. I 45 minuti necessari per arrivare in ufficio con i mezzi pubblici. Un lavoro noioso e insoddisfacente.

 

Dovete avere ben chiaro che cosa vi fa odiare la sveglia.

Prendetevi del tempo per cercare di rimuovere le cose spiacevoli dalla vostra vita e vi posso garantire  che migliorerete la vostra situazione.

 

***

 

La mia esperienza

 

Io ad esempio ho notato che, pur usando una sveglia anche nel weekend, avevo difficoltà ad alzarmi solo durante la settimana. Questo almeno mi ha chiarito che il problema non è una carenza di sonno, come invece pensavo all’inizio.

Anzi, anche se il weekend potrei dormire molto di più, uso comunque una sveglia perchè voglio fare un sacco di cose e non voglio sprecare troppo tempo a dormire.

Visto che il problema era alzarsi durante la settimana, ho provato a fare una lista delle cose che devo affrontare tutti i giorni e mi davano particolarmente fastidio:

  1. un lungo tragitto casa – ufficio
  2. il tempo “vincolato” in ufficio

 

ho provato poi a vedere se potevo eliminare o ridurre questi problemi

  1. per il tragitto, per molto tempo non ho potuto risolvere il problema all’origine. Ho provato a risolverlo parzialmente. Utilizzando i mezzi pubblici, impiego circa un’ora e mezza ad andare e tornare al lavoro, un’ora e mezza che mi sembra tempo perso, quando ce n’è già troppo poco. Ho parzialmente risolto il problema sfruttando questo tempo in attività produttive e piacevoli (leggere, ascoltare podcast..), in modo che non sia più tempo sprecato;
  2. per “tempo vincolato”, intendo il fatto di essere obbligata a restare in ufficio (almeno) 40 ore a settimana, anche se c’è poco da fare o se sei abbastanza veloce da finire tutto in meno tempo. Inoltre, molte di queste ore venivano usate in modo poco produttivo (es: riunioni troppo lunghe, inconcludenti e con persone del tutto superflue per il fine della riunione).

 

Sono riuscita a risolvere questo problema con lo smart working, passando da un modello “a tempo” ad un modello “a risultato”: si è iniziato a pensare al raggiungimento degli obiettivi, in modo slegato dal tempo trascorso in ufficio.

 

Le riunioni sono state sostituite con le videoconferenze, le telefonate o le e-mail, con un notevole risparmio di tempo.

 

Questa soluzione ha anche risolto definitivamente il problema del punto 1: lavorando da casa ho eliminato il tragitto casa-ufficio e guadagnato un’ora e mezza di tempo libero.

Nel mio caso, quindi, un’unica soluzione (lo smart working) ha risolto più problemi.

E ora che sono in smart working, quando suona la sveglia sono più felice.

 

***

 

Svegliandomi questa mattina, sorrido. Ventiquattro ore nuove di zecca sono davanti a me (Thích Nhat Hanh)

 

2 pensieri su “Sei felice quando suona la sveglia?

  1. Cristina

    io ho provato per un decennio a convincere il mio datore di lavoro che lo smart working era una cosa buona e giusta… da buon imprenditore “itagliano” rispondeva che se lo faceva per me doveva poi farlo per tutti e non era sicuro che gli altri dipendenti invece che lavorare 8 ore da casa facessero altro davanti al monitor…. ribattevo che se si lavorava per obiettivi era ininfluente, invariabile risposta: “il contratto collettivo prevede lo stipendio come remunerazione per 8 ore giornaliere”.
    Quindi lo smart working è una soluzione ovvia e banale MA che non ti viene permessa dal Sistema che ti vuole incatenata alla scrivania. Perciò non puoi fare ciò che vuoi ma solo quello che ti permettono di fare. Punto.

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    1. MMM Autore articolo

      Ciao Cristina,

      hai fatto un’ottima osservazione.
      Spesso i datori di lavoro in Italia arrivano direttamente dal 1800 e misurano ancora il lavoro con il timbro del cartellino.

      Se la vedi solo cosi, però, ti stai concentrando sul problema (non mi danno lo smart working) e non sulla soluzione (come faccio ad ottenere lo smart working?).

      Le decisioni del tuo capo sono fuori dalla tua sfera di controllo.
      Ottieni molto di più concentrandoti sulle cose che puoi controllare (a proposito, hai già letto il nostro articolo sulla sfera di influenza?).
      Per esempio:

      Hai già provato a proporre un periodo di prova di qualche mese (magari collegato ad un progetto misurabile)?
      Hai provato ad acquisire nuove competenze che ti rendono indispensabile o difficilmente sostituibile?
      È incredibile quanto potere contrattuale si ottiene quando le persone non riescono a fare a meno di te.
      Hai provato a cercare aziende più flessibili?
      O spostarti in settori più dinamici?
      O trasferirti in altri Stati con sistemi di lavoro più liberi e più meritocratici?

      Le possibilità sono infinite, dipende solo dalle tue priorità.
      Ci sono aziende che lavorano con lo smart working, devi fare in modo di lavorare con loro.

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