“ODIO IL MIO LAVORO”: ECCO PERCHE’ HAI RAGIONE, ANCHE SE NESSUNO VUOLE AMMETTERLO

di | 21 Settembre 2020

Quante volte al giorno pensi “odio il mio lavoro”?

Quando ti svegli la mattina, e pensi che sarai in trappola fino alle 17.
Quando sei bloccato nel traffico per andare al lavoro.
Quando accendi il computer e trovi le mail che il capo ti ha mandato alle 9 di sera.
Quando fai una riunione di due ore completamente inutile.
Quando riempi della carte di cui non te ne frega un cazzo.
Quando esci la sera e ti sembra di aver solo perso tempo e l’unica cosa che riesci a fare è schiantarti sul divano a guardare Netflix e cazzeggiare su Facebook.
Quando il lunedì riinizia tutto da capo.

“Odio il mio lavoro”: scommetto che anche oggi l’hai pensato almeno una volta.

Che fine hanno fatto i tuoi sogni? 

Se odi il tuo lavoro è il primo sintomo che sei finito nella ruota del criceto

Ma come hai fatto a finirci dentro?

Ripensi a quando eri un bambino e spremevi ogni giorno fino all’ultima goccia: i pomeriggi in bici con gli amici del cortile e la sera leggevi l’ultimo libro di Harry Potter.
Eri pieno di entusiasmo, pieno di sogni e progetti per il futuro.

Provi a confrontare quel bambino con la persona che sei diventato: sempre stanco, demotivato, con i sogni chiusi in un cassetto a fare la muffa.

Che fine hanno fatto i tuoi sogni? Come hai potuto seppellirli in un cassetto?

La risposta che ti dai è semplicissima: non c’era tempo.
Non avevi tempo per seguire i tuoi sogni, avevi sempre qualcos’altro da fare.

Da bambino era facile, avevi un sacco di tempo e nessun obbligo.
Poi sei andato a scuola, ed è cambiato tutto.
C’erano orari, obblighi, scadenze, cose da fare. E ti veniva dato un voto per come le facevi.
La scuola ti rubava un sacco di tempo.

Con l’università sei passato dalla padella alla brace: ancora più studio, ancora più esami. Non c’era proprio tempo per pensare ai tuoi sogni, dovevi costruirti un futuro.
Non sei riuscito a trovare un po’ di tempo per te stesso neanche dopo la laurea. Pensavi di essere finalmente arrivato e di poterti concentrare un po’ su te stesso e sui tuoi progetti. Alla fine, tutti quegli anni di obblighi stavano iniziando a pesare.

Pensavi di aver fatto il tuo dovere e di poter seguire i tuoi sogni… e invece è iniziata la corsa al posto fisso.
“C’è la crisi, non c’è lavoro” ti dicevano tutti: “Finirai a fare il disoccupato che a 30 anni vive ancora a casa con i suoi.”

Non volevi deludere i tuoi genitori e in televisione tutti parlavano dei trentenni mammoni che non escono più di casa e si fanno mantenere.
Attorno a te vedevi che anche i tuoi amici si erano sistemati e avevano trovato un lavoro.

E ti sei sentito sollevato, perché avevi fatto quello che tutti che si aspettavano.

Vuoi davvero tutto questo?

Quando hai iniziato non sembrava male, era tutto nuovo e stimolante. Era anche figo guadagnare dei soldi, dopo tutti quegli anni da studente.

Ma ora che la novità è passata ti sei accorto che fai sempre le stesse cose. È noioso, poco motivante. Hai provato a dare il meglio di te, ma non sei andato molto lontano. Il capo neanche nota la differenza tra te e i tuoi colleghi che si girano i pollici tutto il giorno.

Per dimostrare quanto vali hai iniziato a fare straordinari, anche se avevi giurato che non li avresti mai fatti.
Hai iniziato a sgomitare con i colleghi per fare carriera e avere il premio produttività più alto. Non ti bastano più 40 ore, devi fermarti di più per rispettare tutte le scadenze.

Ora il lavoro è molto più di quella cosa che fai dalle 8 alle 17.
Passi almeno 40 ore la settimana a fare cose che non ti piacciono e a preoccuparti di cose che non ti interessano.
Il lavoro risucchia tutto il tuo tempo e le tue energie. Hai iniziato a ridurre le ferie perché hai troppo da fare e ti porti dietro le ferie non godute anno dopo anno.

Ogni giorno pensi che dopo il lavoro, farai un sacco di cose, ma poi la sera sei troppo stanco e non
riesci a concludere niente.
Non hai più le forze per coltivare le tue passioni, neanche in quel po’ di tempo libero che ti rimane.
La sera sei incollato ad Amazon Prime, il weekend hai bisogno di riposarti per ricaricare le batterie.

Adesso ogni giorno è uguale all’altro, dal lunedì al venerdì.

Da quanto tempo pensi “odio il mio lavoro”? 

Ma hai capito che c’è qualcosa che non va.
È già da un po’ che non stai bene, che ti sembra di girare a vuoto.
Ti guardi attorno e ti senti in trappola.

Vedi i tuoi colleghi, inaciditi da anni di lavoro noioso e demotivante. Vedi il tuo capo, che lavora tutti i giorni fino all’ora di cena e non ha un altro scopo nella vita. Hai paura di diventare come loro.

Hai provato a parlarne a casa, ma quando provi a dire “odio il mio lavoro” nessuno ti capisce.
“Ringrazia che ce l’hai, un lavoro!” ti dicono i tuoi amici.
E così pensi a tutti i disoccupati e ai laureati che fanno i rider per Deliveroo, e tu invece un posto fisso e ben pagato ce l’hai, e ti senti in colpa.

Eppure ogni giorno ti senti in trappola.
Sai che stai sprecando la tua vita dietro una scrivania.

Sai che se continui così finirai come i tuoi colleghi inaciditi che aspettano la pensione per godersi la vita e recuperare il tempo perduto.
Ma tu sai benissimo che non puoi recuperare 40 anni buttati nel cesso.

Sei intrappolato nella ruota del criceto

Capisco come ti senti.
È normale sentirsi in trappola e non riuscire a vedere una via d’uscita.
Non è facile trovare una soluzione e riuscire a scappare dalla ruota del criceto.

Non è colpa tua, hai solo seguito la strada più sicura, quella che tutti ti consigliavano.
Avevi paura di non trovare un lavoro e non volevi pesare sui tuoi, è normale.
Ora hai paura di cambiare e di restare disoccupato, di fallire e di essere giudicato da tutti quelli che ti dicono di continuare su questa strada.

Il problema è che tu non sei come tutti gli altri.
Anche loro sono nella ruota del criceto fino al collo, ma neanche se ne rendono conto.

Tu invece ti sei accorto che sei intrappolato negli schemi della società, che la ruota del criceto ti sta portando sempre più lontano dai tuoi obiettivi e dai tuoi sogni.

Se stai così male, è solo perché ti sei reso conto che sei finito in una prigione e vuoi scappare e ritrovare te stesso.

E allora, perché non stai facendo niente?
Perché non stai cercando una soluzione?

Pensi “odio il mio lavoro”, ma non hai il coraggio di reagire. Preferisci soffrire in silenzio, arrenderti e seppellire i tuoi sogni per sempre.
Sei ancora giovane, ma già adesso hai dei rimpianti. Come quando hai dovuto rimandare quel viaggio perché non ti davano le ferie. O quando sei bloccato a fare straordinari il venerdì invece che stare con la tua famiglia.

Ne vale la pena?

Vale la pena sottrarre tempo alla tua famiglia ed ai tuoi amici per un lavoro che non ti piace?
Vale la pena puntare la sveglia all’alba e pensare “odio il mio lavoro”?
Quando arrivi a casa la sera, sei soddisfatto di quello che hai fatto?
Ti senti realizzato quando sei al lavoro?
Stai facendo qualcosa di utile per gli altri?

Se questo fosse il tuo ultimo giorno, lo passeresti in quell’ ufficio?

Non è troppo tardi per uscire dalla ruota del criceto 

So che non reagisci perché credi che non c’è una via d’uscita.
Ma una via d’uscita c’è, non è troppo tardi. Sei ancora in tempo per uscire dalla ruota del criceto.
I tuoi sogni sono ancora lì, basta che apri il cassetto dove li hai rinchiusi.
Per ritrovare a te stesso devi scoprire come hai fatto a finire nella ruota del criceto.
Cosa ti ha spinto a seguire la massa e prendere la strada sbagliata.
Che cosa ti ha portato a vivere una vita così diversa da come l’avevi immaginata.
Non è troppo tardi per cambiare le cose.

Memento mori
Mr. e Mrs. T-Rex
I ribelli del Minimalismo

***

“[…] negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni qualvolta la risposta è no per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato.”
Steve Jobs

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