Il culto del lavoro

di | 26 Aprile 2020

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” Art. 1, Cost.

Chiariamo una cosa: il lavoro è quello che fai per ricevere in cambio dei soldi.
Qualsiasi attività fatta a titolo gratuito (volontariato..) o per hobby (dipingere, scrivere racconti..), se non è una fonte di reddito non è (ai fini questo articolo) lavoro.

Il lavoro è quella cosa che ti permette di campare, pagare le bollette e fare la spesa. Quella cosa che, se la perdi, devi correre ai ripari e cercarne subito un’altra per mandare avanti la baracca.

La ruota del criceto ha innalzato il lavoro su un piedistallo, lo ha idolatrato, lo ha fatto diventare un nuovo Dio. Ci dicono che lavorare è bello, lavorare è giusto, lavorare è dignitoso, lavorare ci dà uno scopo, lavorare nobilita l’uomo.

Ma questo è vero solo in parte.


Lavorare è dignitoso perché ti permette di guadagnare dei soldi onestamente, piuttosto che guadagnarli con altre attività criminali.
In questo senso, qualsiasi lavoro, per quanto poco qualificato, è dignitoso. Anche spazzare le strade per pochi soldi è dignitoso, piuttosto che rubarli.

Il lavoro è una fonte di reddito: competenze e tempo in cambio di soldi.
In questo senso, il lavoro è necessario, perché è la fonte di denaro principale per la maggior parte delle persone.

Ma c’è una parte che la ruota del criceto dimentica sempre di dire.
Ti insegnano che devi lavorare per vivere, ma non ti insegnano la seconda parte: devi amare quello che fai.

Oh, si, te lo insegnano quando da piccolo ti chiedono “cosa vuoi diventare da grande?” e tu rispondi “Veterinario! Pompiere! Cantante!”
Bene…. lo sei diventato? Sei diventato quello che sognavi da piccolo?
Sei tu che hai cambiato ideo o ti hanno tarpato le ali? Chi ti ha fatto cambiare idea?
Che fine hanno fatto i tuoi sogni?

Da bambini abbiamo tutti dei grandi sogni.

Ma il fatto che devi amare il tuo lavoro si scontra presto con la realtà, quando devi scegliere le superiori e poi l’università, e poi con la tua bella laurea fresca di stampa devi cercare un lavoro.
E ti accontenti di un lavoro lontano dai tuoi grandi sogni.
Vorrei sapere quanti bambini da piccoli volevano fare il commercialista…

A un certo punto viene fuori che le tue passioni (per le quali magari ti sei fatto il mazzo per 5 anni, più il tirocinio, più la tesi più lo stage…) si devono piegare al mondo reale: fatto di aziende, stipendi, concorsi, e competenze.
Alla fine è semplice.
Il mondo del lavoro vuole determinate competenze e ci sono competenze più ricercate di altre.
Puoi anche esserti laureato in lettere con 110 e lode ma se nessuno richiede le tue competenze non vai da nessuna parte.
Inoltre, non è detto che il lavoro che vorresti fare sia disponibile o sia adeguatamente pagato e quindi ti arrendi ai compromessi.

Il punto è che dopo un po’ ci si dimentica che bisogna amare il proprio lavoro
Ci si dimentica che bisogna amare quello che si fa tutti i giorni otto ore al giorno.
E ci si ricorda solo la prima parte: bisogna lavorare per vivere.

***

Perché la credenza del culto del lavoro sta condizionando la tua libertà?

Questa credenza sta condizionando la tua libertà perché ti fa perdere di vista la questione centrale: devi amare il tuo lavoro. Ti deve piacere quello che fai.

La ruota del lavoro idolatra il lavoro a prescindere, perché il lavoro è in sé stesso giusto e dignitoso.

Ci dicono che “ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare”, e ce ne fanno una colpa.
E perché mai?
Perché mai uno dovrebbe voler fare lo spazzino? O spaccarsi la schiena a raccogliere pomodori sotto il sole ad agosto?
Sono due lati che bisogna distinguere: accettare un qualsiasi lavoro per ricevere in cambio del denaro è giusto, onesto e dignitoso. Ma aspiriamo tutti al meglio possibile.

La ruota del criceto invece ci vende l’amore per il lavoro fine a sé stesso. Vuole gente in carriera, che fa straordinari e produce.
Alla ruota del criceto non gliene frega niente se il tuo lavoro non ti piace, basta che lavori. E devi anche ringraziare di averlo, un lavoro (anche se non c’entra niente con i tuoi studi e le tue aspirazioni).

C’è un vero “culto del lavoro”, oggi.
Giudichiamo le persone in base a quanto lavorano.
È un uomo in carriera! È un uomo impegnato! Più fai straordinari, più sei un uomo di successo, apprezzato dalla società.
Giudichiamo le persone che passano ad un part time per avere più tempo libero da dedicare alla famiglia.

***

Qual è la soluzione?

La soluzione è ricordarsi sempre quella parte che la ruota si dimentica di dirti: devi amare il tuo lavoro.
Se stai facendo un lavoro che non ti piace, stai raggiungendo l’obiettivo di guadagnare i soldi che ti servono per vivere, ma stai buttando via il tuo tempo.
Stai raggiungendo l’obiettivo a breve termine di avere uno stipendio per campare, ma non quello a lungo termine di avere un lavoro stimolante e soddisfacente.

Rinnegare le altre credenze che ti ha imposto la ruota del criceto (apparenza, consumismo, indebitamento) diventa fondamentale per affrontare l’ultima credenza.
È spaventoso vedere quante persone odiano il loro lavoro, ma non vogliono lasciarlo perché permette loro di mantenere un certo stile di vita.

Le credenze che fanno lavorare la ruota si collegano tra di loro come gli anelli di una catena:
hai bisogno di lavorare (lavoro) per ripagare i tuoi debiti (indebitamento) che hai contratto per comprare cose (consumismo) per impressionare gli altri (apparenza).

Magari basterebbe ridimensionare un po’ il proprio stile di vita per potersi permettere un part time o un lavoro pagato di meno ma più adatto ai nostri interessi.

Non accontentarti di avere un lavoro, non sentirti in obbligo di fare carriera per compiacere gli altri.
Cerca un lavoro che ami, che ti dia delle soddisfazioni, che ti faccia sentire utile, realizzato, che ti renda felice.

Forse non stai facendo il lavoro dei tuoi sogni, forse non ti stai neanche impegnando a cercarlo o forse, con tutta la tua buona volontà, non hai trovato niente di meglio.
Va bene, non è questo il punto.
Il punto è essere consapevoli se il tuo lavoro ti piace o no.
Se ami davvero quello che fai, o se ti sembra di perdere tempo e lo fai solo perché hai bisogno di soldi.
Il lavoro non dovrebbe essere fine a se stesso. Non rassegnarti ad un lavoro che non ti piace, neanche se è ben retribuito o se tutti ti dicono che è “un buon posto” e che “ora che hai l’indeterminato ti sei sistemato a vita”.
Probabilmente dovrai lavorare 8 ore al giorno, 5 giorni su 7 per i prossimi 40 anni: vale la pena spenderli facendo un lavoro che non ti piace?

***

Lavorare senza amore è schiavitù.
(Madre Teresa di Calcutta)

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